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12 Maggio 2021

SOSTENIBILITÀ

LA SVOLTA SOSTENIBILE DEL FOOD DELIVERY

Quello del food delivery è un fenomeno in grande diffusione da diversi anni e, nonostante l’impennata dello scorso anno dovuta alla pandemia, dimostra di avere ancora ampi margini di crescita. Secondo i dati messi a disposizione dall’Osservatorio e-commerce B2c del Politecnico di Milano e di Netcomm, nel 2020 il food delivery italiano ha subito una crescita del 19%, con un fatturato di 706 milioni - rispetto ai 560 milioni di euro pre-pandemia - e si stima che nel 2021 raggiungerà un volume d’affari di 1,4 miliardi.

In quest’anno di distanziamento, lockdown e restrizioni, che ha visto una crescita spontanea e inevitabile dell’e-Commerce e delle ordinazioni di cibo a domicilio, il settore ha cercato di rispondere adeguatamente alla domanda, a volte trascurando però molti aspetti legati alla sostenibilità. Fortunatamente, sappiamo che questo tema sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella discussione che orbita attorno alle nuove forme di consumo del cibo. Le principali aree in cui sarebbe necessario intervenire sono sicuramente l’ecosostenibilità del food packaging e il comparto logistico di distribuzione.

In questo fiorente mercato abbiamo visto nascere nuovi protagonisti, interpreti di un settore che ha la possibilità di contribuire concretamente alla trasformazione sostenibile del paese. Uno di questi è Babaco Market.

La giovane startup, nata durante il primo lockdown, offre un servizio di delivery in abbonamento di frutta e verdura di stagione e made in Italy, con un modello di business basato sulla lotta agli sprechi alimentari – che ancora oggi si colloca tra le maggiori cause di emissioni di anidride carbonica. L’azienda recupera quegli alimenti ortofrutticoli che vengono scartati perché non soddisfano i requisiti estetici richiesti dalla grande distribuzione, evitando che prodotti “brutti ma buoni” vengano inutilmente sprecati, inviandoli nelle case dei propri clienti in box dal contenuto variegato.

Solo nel 2021 infatti Babaco ha recuperato oltre 70 tonnellate di prodotti. Considerando che ogni tonnellata di cibo sprecato è causa di 4,5 tonnellate di CO2 rilasciate, l’impatto sull’ambiente è decisamente considerevole.

«La forza di questo progetto nato durante il primo lockdown» spiega Francesco Giberti, Ceo e fondatore della start-up «è che intercetta due trend di consumo che hanno subito una forte accelerazione durante l’emergenza sanitaria: la crescita dei servizi di spesa online e l’aumentata consapevolezza dell’importanza di un consumo più sostenibile».

Oltre all’aspetto dello spreco alimentare, Babaco Market interviene su altri due elementi fondamentali della filiera del food delivery: il packaging e il trasporto. Infatti, per la consegna dei prodotti vengono utilizzati box di cartone e sacchetti di carta, mentre i cibi più delicati arrivano in sacchetti di bioplastica compostabile, riducendo così al minimo il packaging superfluo o non ecologico. La distribuzione prevede unicamente un servizio a domicilio, e il 60% dei mezzi di trasporto con cui viene effettuata è a basso impatto ambientale – come cargobike e furgoncini elettrici.

Grazie a questo connubio di caratteristiche il progetto Babaco Market è stato selezionato tra le startup vincitrici del progetto “StartupPerMilano” della Digital Week, un’iniziativa promossa dal programma di supporto alle startup B Heroes, e ha attirato l’attenzione degli investitori ricevendo finanziamenti e sostegno nella fase di avviamento dell’attività.

La mission di Babaco rievoca un altro esempio virtuoso che abbiamo visto esplodere nell’ultimi due anni: quello di Too Good To Go, l’app di origine danese approdata in Italia nel 2019 e cresciuta talmente in fretta da diventare presto un trend. Il meccanismo è simile, così come la mission: creare una rete anti-spreco. I ristoratori e i commercianti di prodotti freschi iscritti all’app hanno la possibilità di mettere in vendita i propri prodotti e pietanze rimaste invendute a fine giornata e che non possono essere rimesse in vendita il giorno successivo. La rete dell’applicazione permetterà agli utenti nelle vicinanze di localizzare, acquistare e ritirare questi prodotti “troppo buoni per essere buttati”, a un prezzo ribassato.

La possibilità di localizzare le Magic Box nei dintorni e l’obbligo del ritiro fisico nel punto vendita costituiscono un tratto distintivo dell’impronta responsabile dell’azienda che, in questo modo, limita fortemente l’inquinamento dovuto agli spostamenti.

In Italia, la formula di Too Good To Go ha subito riscontrato l’aderenza e l’entusiasmo sia di piccoli commercianti locali che di grandi player della Gdo, come Eataly, Carrefour e NaturaSì. In Europa, l’app è già leader trainante nella lotta contro lo spreco alimentare con 19 milioni di iscritti, una rete che si sviluppa in 14 paesi e la prospettiva di un futuro ampliamento in America. L’azienda ha recentemente ricevuto la certificazione B Corp, importante riconoscimento che viene conferito solo alle imprese che agiscono in maniera concreta e responsabile sia a livello sociale che ambientale.

In conclusione, possiamo affermare che in nessuno dei due casi si tratta di semplici aziende di food delivery: entrambi i progetti sono rappresentativi di un nuovo modello di business rivoluzionario, circolare, che basa la propria struttura sulla trasformazione di ciò che viene abitualmente scartato in una risorsa preziosa. Un modello che utilizza Internet per seminare consapevolezza e restituirci il reale valore di ciò che produciamo e consumiamo: un valore a cui forse non facciamo abbastanza caso.

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