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19 Maggio 2021

INNOVAZIONE

NUOVI MATERIALI ECOSOSTENIBILI E BIO-BASED

“Se a partire dagli anni Cinquanta le materie plastiche avevano sostituito progressivamente quelle di origine naturale, oggi assistiamo a un processo inverso: materie naturali che occupano spazi fino a ieri presidiati da materiali sintetici o comunque non rinnovabili, perché in grado di rispondere efficacemente ai requisiti tecnici anche per applicazioni avanzate.”

Così recita un estratto della nuova edizione di Neomateriali 2.0 nell’economia circolare, la prima enciclopedia che ci guida nell’universo dei materiali circolari e dei loro innumerevoli usi e trasformazioni, pubblicata lo scorso 18 Marzo in occasione della Giornata Mondiale del Riciclo. Si va dai materiali “bio-based” di origine vegetale all’ottimizzazione dei materiali “neo-classici” – come carta, legno, acciaio, alluminio, plastica e vetro - che sono oggi alla base di svariate produzioni e sono sottoposti a importanti processi di efficientamento per il riciclo e il riutilizzo. Che sia per sperimentare o per modificare radicalmente la propria produzione, sono molte le aziende - provenienti dai settori più disparati - che stanno investendo nella ricerca e lo sviluppo di materiali alternativi, dando vita a prodotti innovativi perfetti per entrare a far parte di una nuova economia che vuole ridurre al minimo gli scarti e l’impatto ambientale delle industrie.

Il tradizionale modello globale di economia lineare, infatti, produce tonnellate di scarti di lavorazione di ogni genere, che si trasformano semplicemente in rifiuti: molte materie prime e prodotti non sono pensati per essere reintrodotti nell’economia al termine del loro ciclo di vita. Tuttavia, attraverso il progresso tecnologico e la ricerca, molti materiali sono destinati ad assumere un nuovo volto inaspettato.

Innanzitutto, per avvicinarsi all’economia circolare bisogna valorizzare e ottimizzare le soluzioni esistenti, privilegiando le materie prime circolari già a nostra disposizione. Il cartone, ad esempio, è l’emblema dell’economia circolare per sua natura. Esso è, infatti, riciclabile al 100%, biodegradabile e prodotto da fonti rinnovabili, e questo lo rende un materiale ideale per sostituire gradualmente prodotti più impattanti. Aziende come Grifal si occupano di sperimentare e progettare nuove soluzioni ecologiche in carta e cartone ad alte prestazioni, come ad esempio le tecnologie brevettate Cartù e Cushion Paper, innovative strutture di onda in carta che aprono nuovi orizzonti, permettendo ai progettisti di creare nuove forme in grado di proteggere al meglio i prodotti durante la loro movimentazione, senza danneggiare l’ambiente.

Inoltre, utilizzando materie prime circolari, sono in fase di sviluppo nuove tecnologie che già permettono di trasformare gli scarti di lavorazione o i prodotti a fine vita in materiali organici, per i successivi usi più disparati.

Il settore della moda – che è molto sensibile al tema della sostenibilità ambientale – sta investendo molto in questi aspetti. Dalle grandi firme alle piccole realtà, in tutto il mondo assistiamo alla nascita di prototipi sorprendenti. Tra i brand più celebri troviamo ad esempio Stella McCartney, che ha recentemente realizzato una collezione in Mylo, un materiale molto simile alla pelle, ma derivato da una speciale lavorazione di funghi.

Anche i brand di moda meno celebri si addentrano in questi ambiti con risultati estremamente positivi, in una logica di disruptive innovation destinata a cambiare volto ai mercati di tutto il mondo. Ne troviamo un esempio proprio in Italia, che vanta uno dei brevetti pionieristici nello sviluppo di materiali organici: si tratta di Orange Fiber, azienda che produce tessuti sostenibili di alta qualità, simili alla seta, utilizzando le tonnellate di scarti delle arance prodotti dalle industrie di trasformazione agrumicola.

E non è l’unica. Per quanto riguarda gli accessori in pelle – una nicchia della moda particolarmente impattante – sono diverse le piccole aziende che intraprendono la via della sostenibilità: è il caso del brand bergamasco Miomojo, che si impegna dalla sua nascita a mantenere una produzione cruelty-free, e ha recentemente lanciato la nuova collezione di borse Prima Linea realizzata con AppleSkin e Desserto, due materiali organici alternativi alla pelle derivati rispettivamente da mele e cactus.

Anche il settore del design fa largo uso dei neomateriali simili alla pelle: gli scarti della mela sono stati trasformati da Frumat, azienda altoatesina, in un materiale tecnologico e altamente performante chiamato Apple Ten Lork, utilizzata dai designer per rivestire divani e poltrone. Allo stesso modo, la designer Tamastine Osher ha utilizzato Piñatex, un derivato tessile prodotto dalla fibra dell’ananas, per ricoprire le sedie della sua collezione. Perfino il noto marchio automobilistico Bentley è stato ispirato da queste soluzioni innovative, sostituendo la pelle degli interni lussuosi delle proprie auto con il prodotto di Vegea – ancora una volta un’azienda italiana, che ha brevettato un tessuto tecnico a base vegetale ricavato dal trattamento delle fibre e degli oli della vinaccia, derivato naturale della produzione del vino.

Oltre ai settori di moda e design, la creazione e l’applicazione dei neomateriali bio-based trova terreno fertile in tutti i settori: dall’alimentare al meccanico, dall’automobilistico al settore dell’edilizia. Alcuni materiali si possono adattare a più di un’industria, come nel caso dei vari brevetti realizzati dall’azienda newyorkese Ecovative Design. Grazie alle loro piattaforme di biofabbricazione, possono far sviluppare il micelio – la radice dei funghi, che riproducendosi crea delle macrostrutture naturali – secondo diverse caratteristiche di prestazione desiderate dai loro clienti, in modo da ottenere un prodotto estremamente personalizzabile in quanto a porosità, struttura, forza, resilienza e orientamento delle fibre. I possibili derivati di questa programmazione biologica controllata sono infiniti e sorprendenti: si va dal packaging, all’imbottitura isolante per scarpe o edilizia, fino addirittura a potenziali nuovi ingredienti vegani da implementare nella nostra dieta.

Bastano questi pochi esempi a farci immaginare un futuro molto diverso, in cui uomo e natura, grazie allo sviluppo tecnologico, possano vivere in totale sinergia. Quello dei materiali organici è un mondo del quale abbiamo appena scalfito la superficie, ma che nasconde tantissime possibilità e soluzioni grazie alle quali potremo davvero ridurre l’impatto che abbiamo sul nostro Pianeta.

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